Ramadan


Sabato, con un attesissimo temporale a macchia di leopardo, ? iniziato il Ramadan in Senegal. Alcuni ?sincronizzati? con il resto del mondo mussulmano hanno iniziato il digiuno venerd?, una giornata torrida senza un filo d’aria per le strade di Dakar.

Il ritmo della vita in queste ore sembra diminuire progressivamente.

Per strada si cammina piano piano, i taxi circolano svogliati, nelle boutique si guarda con pazienza i gesti lenti dei garzoni. Nel pomeriggio il suono delle voci dei senegalesi diventa pi? impastato e soffice. Non mangiano, ma soprattutto non bevono da almeno otto ore e tutti sembrano intimamente occupati a risparmiare il maggior numero possibile di parole.

Qualche minuto prima delle sette cambia tutto. Dai bambini agli anziani tutti escono dalle case e a passi svelti vanno a caccia di datteri, pane, latte e caff?, il men? d’ordinanza per rompere il digiuno. Ognuno si muove rapido per arrivare alle 19,45 in punto per riprendere a mangiare e bere.

Fino a mezzanotte tutta la citt? sembra pervasa dalla stessa frenesia.

Poi le stelle si fanno largo fra le nuvole e tutto ripiomba nel sonno. E’ una tregua breve, prima dell’imminente risveglio alle 5.00 per la prima preghiera e l’ultimo pasto prima di affrontare una nuova giornata di digiuno.

E la stessa tregua che sembra avvolgere tutto il paese, allontanando le questioni pi? grandi, dalla situazione politica a quella economica, dall’immaginario quotidiane della gente.

Anche la situazione instabile del Nord del Mali, apparsa nei mass media nella scorsa settimana, con titoli sempre pi? grandi (il presidente Macky Sall ha dichiarato la propria intenzione di dare il via ad una vasta operazione militare coordinata con altri paesi africani, sotto il mandato dell’ONU per ?ristabilire la democrazia in tutto il territorio?) sembra pi? evanescente.

Dopo aver raccolto le opinioni di diversi senegalesi credo che il pericolo di infiltrazioni dell’Aqmi (Al qaeda per Maghreb Islamico) o altre formazioni integraliste islamiche avrebbero vita dura da queste parti.

Prima Babacar a Saint Louis, poi Jean Simone, Adama, Modou e tanti altri a Dakar mi hanno spiegato in mille modi che la presenza delle potentissime confrerie mussulmane (Mourid, Tjdiane etc) dove ogni leader storico (Marabout) ? adorato con la stessa dedizione, se non di pi?, dell’ultimo profeta Mohamed, ? il miglior deterrente della penetrazione di questo tipo di fanatismo che sta prendendo piede in diversi paesi africani.

Ridendo pi? di uno afferma che per gli integralisti mussulmani i senegalesi sono considerati quasi alla stregua di semi infedeli superstiziosi.

A parziale conferma di questo teorema, marted? scorso la prima notizia strillata su tutti i mass media nazionali era l’annuncio di una divinazione di una nota ?indovina? senegalese Selb? Ndome, che aveva sognato un crash aereo sugli edifici dell’universit? di Dakar per il giorno successivo.

L’incredibile rivelazione si ? rivelata assolutamente e fortunatamente infondata, ma quasi l’ottanta per cento tra studenti, professori e impiegati dell’universit? hanno preferito restarsene al sicuro nelle loro case.

 

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