I primi 100 giorni di Macky


SENEGAL – LUCI E OMBRE DEL PRESIDENTE CHE HA ARCHIVIATO LO STRAPOTERE DELLA FAMIGLIA WADE

Tra i giovani, veri artefici del cambiamento che ha fatto vincere Sall, la delusione inizia a serpeggiare. Unica novit?, nessun riguardo per i potenti da parte della magistratura.

Il vento del cambiamento che ha accompagnato l’elezione del presidente della Repubblica del Senegal Macky Sall lo scorso 23 marzo, interrompendo bruscamente 12 anni di dominio incontrastato di Wade, del suo partito (Pds – Partito Democratico Senegalese) ma soprattutto della sua famiglia, sembra essersi affievolito.
Gli inguaribili ottimisti sostengono che ? troppo presto per esprimere critiche al nuovo governo. Ma fra i giovani, i veri protagonisti del cambiamento che per oltre un anno hanno dato vita a movimenti culturali, associazioni, collettivi forti e dinamici capaci di mobilitare la maggioranza dei senegalesi per sostituire il regime di Wade con un governo pi? democratico, la delusione inizia a scottare.
Basta con le immunit?
Dopo 100 giorni il governo di Macky Sall ha conseguito solo due degli obiettivi ambiziosi promossi durante la campagna elettorale, la riduzione dei ministri (da 45 a 25) e il rafforzamento dell’indipendenza dell’apparato giudiziario.
Scritto cos? pu? suonare molto vago, ma tutti i senegalesi hanno subito capito che l’arresto di Cheikh Bethio (uno dei discepoli pi? vicini della precedente guida religiosa dei Mouride, la confrerie musulmana pi? potente e influente del Senegal), l’ideatore della marcia dei gourdin (clava di legno) per sostenere Wade durante la campagna elettorale, accusato di complicit? nell’assassinio di due suoi talibe (discepoli) rinvenuti nei suoi terreni l’aprile scorso, ribadisce la volont? del nuovo governo di eliminare le immunit? assicurate fino ad oggi ai potenti del paese. Anche Karime Wade, il figlio dell’ex presidente, accusato di aver sottratto miliardi dalle casse statali, ? stato costretto ha presentarsi insieme a tutti i dirigenti e funzionari dei quattro ministeri che ha diretto negli ultimi anni davanti alla corte superiore in questi ultimi giorni.
I giudici lo attendevano dal 2008. Ma come mi ripetono in tanti, i processi non si mangiano.
A 10 giorni dall’inizio del Ramadam non ? ancora chiaro se il costo del pane aumenter? o meno e la riduzione di 15 fcfa (0,022 centesimi di euro) ? stata accolta da tutti pi? come un paliativo che come una manovra per contenere l’aumento del costo della benzina.
Occorre ammettere che appena insediato, Macky Sall ha scoperto che le casse dello stato sono piene solo di debiti. Wade & family hanno saccheggiato negli ultimi 6 anni tutto quello che c’era, indebitando il Senegal con accordi commerciali capestro con diverse company, soprattutto spagnole e cinesi.
Ma tutto questo non arriva a spiegare il flebile tasso di partecipazione alle scorse elezioni legislative dello 1 luglio. I dati definitivi non sono ancora stati pubblicati, ma sembra che solo il 33% degli aventi diritto si sia recato a votare. E forse sono proprio queste ultime elezioni che hanno contribuito maggiormente ad affossare l’entusiasmo e la voglia di riscatto dei senegalesi.
Sacchi di riso elettorali
Iniziata alla fine di aprile, la campagna elettorale si ? svolta ?come d’abitudine?. 25 liste diverse, quasi indistinguibili l’una dall’altra, hanno dato vita alla consueta compravendita elettorale a base di sacchi di riso distribuiti a pioggia. Tutte le realt? che avevano dato vita alla societ? civile senegalese durante la lunga campagna elettorale presidenziale sono state spinte ai margini, escluse o inghiottite dai partiti pi? famelici.
Il Pds si ? frantumato in due liste perdendo molti consensi. Prevedibilmente la coalizione vincente ? stata quella di Macky Sall, Benno Bokk Yaakaar (Uniti per la speranza), che ha guadagnato la maggioranza dei deputati.
L’unico exploit rilevante ? stata la lista Bes Du Niak (Verr? il giorno) marcatamente islamica. Guidata da Mansour Sy Djamil uno dei pi? autorevoli Marabout Tidiane (la seconda confrerie musulmana pi? potente e influente del Senegal) sembra aver ottenuto 4 deputati. Alcuni intravedono in questo successo l’avanzata del fronte esplicitamente religioso nel mondo della politica. Le stesse persone la collegano alla diffusione sempre pi? ampia e capillare dell’estremismo islamico in tutti i paesi dell’Africa dell’Ovest, Mali in testa.
Al Qaeda seduce i disperati
Venerd? scorso a Dagana, al confine con la Mauritania sono stati arrestati 10 presunti terroristi dell’Aqmi (Al Qaeda nel Magreb Islamico). Quattro di loro sembrano essere senegalesi reclutati negli ultimi mesi.
Alla maggioranza dei senegalesi che abbiamo incontrato, per?, sembra prematuro e infondato l’allarme diffuso con grande clamore dalle autorit?, ma di certo se le condizioni di vita, soprattutto nelle zone rurali, non miglioreranno velocemente, gli emissari dell’Aqmi potrebbero disporre nell’immediato futuro di un numero sempre maggiore di disperati sempre pi? insoddisfatti dal modello democratico occidentale, pronti a tutto per diventare fedeli miliziani.
Ora come ora Macky Sall e il suo governo, forti comunque della vittoria alle elezioni legislative, devono ad ogni costo proseguire accelerando con le grandi riforme promesse (una vasta campagna agricola nazionale, investimenti importanti nel settore industriale e tecnologico, creazione di posti di lavoro per i giovani, snellimento e riduzione dei costi dell’apparto statale).
? una strada a senso unico. Deviare equivarrebbe a rendere la delusione scottante di questi primi 100 giorni bruciante.


Amadi Sonko – Maurizio Polenghi

(pubblicato su Il manifesto 12/7/2012)



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