Un?opposizione frammentata e rischio brogli, Wade verso il tris.


A poche ore dall?apertura dei seggi per le elezioni presidenziali in Senegal la situazione politica ? pi? incerta che mai.Ad aggiungere altra confusione hanno contribuito ieri le dichiarazioni del cardinale di Dakar Th?odore Adrien Sarr su una presunta disponibilit? del presidente uscente Abdoulaye Wade a dialogare con i principali rappresentanti politici dell?opposizione prima e dopo le elezioni di domani.

Di che natura sia questo dialogo, come mai questa possibilit? sia emersa solo ora, dopo un mese di scontri durissimi in tutto il paese (con otto morti, numerosi feriti, arresti illegali, repressioni e intimidazioni) e come sia possibile trovare un accordo a poche ore ma soprattutto ?dopo? le elezioni, sono quesiti che aggiungono ombre sul corretto svolgimento dello scrutinio presidenziale.

A nulla sono servite le proposte del presidente dell?Unione Africana Olousegoune Obasanjo, preoccupato per il clima di violenza e poca trasparenza Senegalese, di rimandare le elezioni presidenziali di due anni, dando mandato a Wade di favorire la formazione di un governo di unione nazionale con un primo ministro scelto fra i leader dell?opposizione in grado di transitare il paese fuori dalla crisi politica iniziata il 23 giugno scorso quando lo stesso Wade cerc? di modificare la costituzione senegalese introducendo la figura di vicepresidente – un modo grossolano di piazzare suo figlio Karim come suo successore alla guida del paese.

Dal palazzo presidenziale il ministro degli esteri Madick? Niang ha gi? proclamato la vittoria di Wade al primo turno con una percentuale del 53%, aumentando ulteriormente i sospetti di possibili brogli elettorali.

Tutte le forze di opposizione hanno speso gli ultimi giorni di campagna elettorale per invitare i senegalesi a recarsi in massa ai seggi per smentire l?ottimismo del governo in carica.

Alcune formazioni politiche si sono spinte pi? in l?, invitando gli elettori a rifiutare il bollettino elettorale del presidente Wade nei seggi per ribadire ancora una volta l?inconstituzionalit? della sua candidatura e perturbare le operazioni del voto.

Inoltre, oltre 450mila carte elettorali non sono state ritirate (il 9% degli aventi diritto al voto) e la bassissima percentuale di votanti tra le forze armate (il 20%) che hanno votato la scorsa settimana, indicano una disaffezione preoccupante nei confronti dei meccanismi di espressione democratica del paese.

Il rischio di vittoria al primo turno dell?attuale presidente ? alto dato che l?opposizione, frantumata con 13 candidati diversi, di cui i favoriti sono ex ministri dell?attuale governo, il movimento M23 e Y?en Marre non sono stati in grado di presentare una reale alternativa politica, intrappolati da lotte per la leadership e dalla campagna sull?illegalit? del terzo mandato elettorale di Wade.

Una calma irreale pervade le strade di Dakar e delle altre citt? del Senegal, dopo un mese di scontri e di manifestazioni represse nel sangue con forti dispiegamenti di polizia, con lancio di lacrimogeni persino all?interno della moschea Zawiya El Hadji Malick (punto di aggregazione della confrerie musulmana Tidiane, la seconda pi? grande del Senegal) nei pressi del mercato popolare centrale di Sandaga a Dakar.

Molti giovani, i veri protagonisti di questa stagione politica in Senegal, hanno dichiarato nelle ultime ore l?intenzione di impedire l?espressione di voti a favore di Wade per fare in modo che la morte di Fod? Ndiaye, Mamadou Diop, Mamadou Ndiaye, Mara Dieng, Ousseynou Seck, El Hadji Thiam, Mamadou Sy e Banna Ndiaye, (oltre ai tanti feriti e i molti incarcerati ingiustamente) non sia inutile. Tradurre nella pratica questa proposta implicher? necessariamente altri scontri, a partire da domani.

Bruciano ancora le parole di Wade che si ? pronunciato una sola volta sulle vittime degli scontri  per dichiarare che ? solo una brezza che non pu? cambiare nulla.

Da Dakar: Amadi Sonko e Maurizio Polenghi

Pubblicato Il manifesto: 26/2/2012

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