Rovesciata


Si chiama Niokhor Diouf, ha 35 anni, la barbetta nera alla mullah omar, radi capelli crespi, una pancia mica male in un corpo robusto e slanciato. Lo incontro stravaccato su un materasso per terra in una delle stanze dell’asilo di medina, con lo sguardo ipnotizzato su una partita di calcio che guarda in streaming su un computer portatile.

Mi guarda appena distogliendo a malincuore gli occhi dal match e poi riprende la sacra visione. E’ un amico di Amadi, abita a Kaolack, dove lavora in una farmacia di una sua imprecisata parente, sono cresciuti insieme frequentando il liceo, ha venti giorni di vacanza ? sta facendo un tour per tutte le citt? senegalesi. In questi giorni ? a Dakar, ospite di Amadi, domani andr? a Thies, ospite di una sorella, fra tre giorni Saint Louis, ospite di suo zio, poi Louga, Diourbel, Fatick, sempre a casa di antichi compagni di scuola o di parenti.

Arriva, si sdraia su un materasso, guarda le partite, fa un po’ di conversazione, esce di sera per incontrare amici o amiche, non si capisce dove mangia, ma ? tutto fuorch? denutrito e prega quando c’? da pregare. Quando parla, misura le parole, mai una di troppo, parla solo di calcio.

Sar? per i mondiali di calcio, penso io. Amadi smentisce la mia analisi superficiale, assicurandomi che Niokhor parla da sempre, solo ed esclusivamente di calcio.

Il motivo della sua conversazione monotematica lo scopro a cena, il giorno dopo. Niokhor ? stato un grande campione di calcio. Ha giocato nella nazionale Senegalese Junior e ha indossato la maglia della Liguere (la corrispettiva senegalese della Roma), per otto anni vincendo tutto quello che si pu? vincere in Senegal, campionato nazionale, coppa miglior giocatore dell’anno etc…

Ha driblato insieme a tutti i calciatori della nazionale senegalese che nel 2002 parteciparono ai mondiali di calcio, conosce Camara, Fadiga, Diouf etc.

A vederlo oggi, seduti in questo fast food libanese scalcinato, con almeno venti chili di pancia, non si direbbe. Amadi, che riconosce al volo i miei sguardi scettici, conferma e garantisce, aggiungendo aneddoti e ricordi color seppia di quando Niokhor al liceo faceva tre allenamenti intensivi al giorno, di come da solo ha segnato 14 gol alla finale dei campionati interclasse scolastici, uno con una splendida e indimenticabile rovesciata, dei risultati delle partite di calcio della Liguere appesi dappertutto a Kaolack.

Irrispettoso e curioso gli chiedo come mai oggi fa il farmacista. Niokhor allarga le braccia e serafico risponde: ” Destino”.

Dopo un’altra sprite (il corrispettivo senegalese del bicchiere di whisky), entriamo in confidenza e mi racconta che suo zio di Saint Louis l’ha boicottato, parlando male di lui, inventandosi pessime condizioni fisiche a tutti i reclutatori che volevano metterlo sotto contratto. Suo zio non poteva sopportare l’idea che suo nipote sarebbe diventato pi? ricco di lui.

Appena l’ha scoperto, Niokhor si ? infuriato, ha provato a farsi reclutare scavalcando lo zio (Niokhor ? orfano di padre e lo zio era suo tutore) ma ormai la voce si era sparsa. Ha giocato un altro anno, si ? infortunato, stavolta sul serio al ginocchio, e si ? ritirato. E’ ingrassato di colpo, gioca solo alcune partite farmacie contro chincaglierie nei tornei amatoriali di Kaolack e si ipnotizza davanti alla televisione quando pensa che fra quei giocatori con un po’ pi? di fortuna e un po’ meno zio avrebbe potuto esserci anche lui.

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