Impressioni


Stamattina si ? scatenato uno sciopero semiselvaggio dei mezzi di trasporto a dakar che durer? fino a domani sera. Il programma delle riunioni previste in queste due giornate ? clamorosamente saltato. Spostarsi ? un’impresa.

I taxi crumiri vengono presi d’assalto dai clienti abituali dei pulmini collettivi, i prezzi sono saliti alle stelle, le strade sono pi? incasinate che mai. La situazione diventa pi? grave fuori dakar. Quasi tutti i collegamenti garantiti dai pulmini collettivi o dai “sette posti”, le vecchie citroen familiari che funzionano come taxi collettivi per sette persone, sono saltati.

E’ quasi impossibile spostarsi da una citt? all’altra. Alla base dello sciopero c’? l’introduzione di multe clamorose per far rispettare il codice stradale, un provvedimento che non risolver? comunque il casino endemico dei mezzi di trasporto. Ho deciso di approffittare di queste ore per raccontarvi alcune impressioni colte in questi giorni qua a dakar.

la fine dell’anno

Con alcuni italiani abbiamo organizzato una cena a base di pastasciutta nella casa che abbiamo affittato qui a dakar. Poi verso le 23.00 ci facciamo belli (jeans e felpine) e andiamo insieme a Babacar a casa sua dove dobbiamo incontrare altri amici senegalesi con cui vogliamo festeggiare lo scoccare della mezzanotte. I taxisti moltiplicano i prezzi per tre, in giro c’? un casino che al confronto il traffico dell’ora di punta sembra scorrevole, tutti sono tirati a lucido, i ragazzi sfoggiano il “costume” (giacca e pantaloni in tinta e cravattone fosforescente o psicadelico) delle grandi occasioni, le ragazze camminano quasi disinvolte su lunghi tacchi avvolte da vestitini minimini sfoggiando elaborate acconciature e collane assortite luccicanti.

Il clima generale ? bello frizzante. Tutti sorridono e combattono la guerra con il tassista per raggiungere la propria meta dove festeggiare.

Dopo un lunga trattativa troviamo un tassista che ci scarrozza fino a Medina, giusto cinque minuti prima di mezzanotte. Io e vincenzo saliamo sul tetto della casa di babacar e ammiriamo lo scoppio dei fuochi d’artificio, l’ululare delle sirene del porto che annunciano l’inizio del 2005, insieme ad una famiglia di senegalesi che commenta a gran voce quali dei fuochi d’artificio sono pi? belli.

Apettiamo un’ora e babacar, un po’ mortificato, decide che i suoi amici c’hanno tirato il pacco. Poco male.

Raggiungiamo con un altro taxi una discoteca che si chiama Alize, dove incappiamo in un simpatico concertino di un’orchestra di Mballax, la danza scatenata ritmata a suon di tamburi, conghe e jambe.

Entriamo nel locale stile anni settanta, con mirror ball appesa al soffitto e qualche faretto, ci appostiamo sui divanetti di pelle stile john travolta e aspettiamo le 2.15, orario previsto per l’inizio  del concertino.

Il locale inizia a riempirsi e annunciata da un pezzo jazz la banda attacca a suonare una canzone scatenata. I senegalesi all’inizio sono timidi, tutti restano seduti al loro posto e la pista da ballo rimane gelidamente vuota. Poi un paio di ragazze si lanciano e in meno di un secondo siamo tutti l? a dimenarci.

I jambe, le conghe e i tamburi rimbombano in un modo clamoroso dentro la discoteca e se noi italiani restiamo lievemente assordati e intontiti il suono sembra caricare ancora di pi? tutti i senegalesi. Lungo tutta una parete c’? uno specchio a figura intera. Mi accorgo che la maggioranza delle ragazze danzano guardandosi allo specchio, forse per controllare come ? l’effetto del vestito. Alle 4.00, dopo una rapida consultazione, decidiamo che abbiamo fatto il pieno di mballax, e ritorniamo a casa.

La strada ? piena di coppiette che passeggiano abbracciate, o di ragazzi che si precipitano da una festa all’altra.

la pace in casamance

Alcuni giorni prima della fine dell’anno il presidente della repubblica del senegal, Wade e uno dei leader del movimento per l’indipendenza della Casamance, l’abbe Diamacone, hanno siglato un accordo di pace per concludere la guerra civile che da 23 anni viene combattuta nella regione sud del Senegal.

Da quando sono arrivato ho cercato di capire meglio questo accordo parlando con tutti i responsabili senegalesi della campagna di appoggio umano che ho incontrato.

Tutti sono tiepidamente contenti dell’accordo, ma restano molti dubbi.

L’accordo prevede uno stanziamento di 80 miliardi di franchi senegalesi per costruire infrastrutture, tipo scuole, ospedali e un’universit? a Ziguinchore, la possibilit? per gli ex combattenti di integrarsi nelle forze armate governative in cambio della fine di tutte le ostilit? e l’oblio della rivendicazione dell’indipendenza.

Ci si interroga su come 80 miliardi possano rimpiazzare un’economia di guerra che da 23 anni sfama la popolazione (attraverso il traffico di armi e di droga) e “annullare” una quantit? spropositata di morti e violenze subite dalla popolazione, dall’esercito e dagli indipendentisti.

Le ultime notizie non danno poi cos? scontata l’approvazione di questo accordo da parte di tutti i leader del movimento indipendentista della Casamance.

Va ricordato che questo ?, in ordine di tempo, il terzo accordo di pace firmato negli ultimi cinque anni. I precedenti due accordi sono stati disattesi.

Parlando con alcuni amici della Casamance ? stata data anche un’altra lettura di questo accordo. Vale a dire che Wade ha voluto a tutti costi siglarlo ora, per far passare in secondo piano un’anno di promesse elettorali disattese e rimangiate. Insomma uno zuccherino da servire allo stomaco vuoto dei senegalesi durante le feste di fine d’anno.

catastrofe in asia

Stamattina un giornale filogovernativo del Senegal, Walfadjri, titola in prima pagina che  dopo un attento studio dell’oceano atlantico ci sar? in senegal uno tsunami fra …. 10000 anni. Come dire, tranquilli da noi si continuer? a morire delle solite cose, malaria, colera, febbre gialla e miseria. Altro che onde anomale.

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