Piccoli paradossi


Ieri mattina mi sono recato all’universit? Cheikh Anta Diop di Dakar. Alle 9.00 di mattina avevo un appuntamento con Lamine, uno studente della facolt? di geografia che sta ultimando la sua tesi sullo sfruttamento razionale delle risorse naturali nella regione di Tambacounda. Lamine ha 27 anni, una risata fragorosa e una mentalit? molto lucida e aperta. Appartiene all’etnia Mandingo, conosce quattro lingue nazionali (wolof, polar, mandingo e serer), ? moderatamente musulmano ma ? innanzitutto il primogenito di una famiglia di nove fra fratelli e sorelle. Abitano in tre stanze di una casa a Parcelles Assainies, uno dei meno disastrati quartieri periferici pi? vicini a Dakar.

L’universit? brulica in questi giorni di migliaia di studenti. La maggior parte sono matricole che corrono a destra e a sinistra disorientati, cercando di dipanare le misteriose norme burocratiche che trasformano l’iscrizione all’universit? in un enorme caccia al tesoro dai sorprendenti ostacoli. Gli altri studenti, dall’aria pi? navigata, sono impegnati negli esami di riparazione. Ci incontriamo nel campus universitario fra i padiglioni fatiscenti appena ridipinti che ospitano in 6.000 stanze di due metri per tre circa 25.000 studenti senza altre alternative alloggiative. I posti letto sono due per stanza ma ormai ? consuetudine che in ogni stanza dormano almeno quattro o cinque studenti, due per materasso e uno per terra, a turno. Accanto a noi su un aiuola un gruppo di novanta persone circa in cerchio seguono con attenzione il discorso di un signore molto infervorato.

Lamine mi spiega che sono i dipendenti del campus universitario impegnati a costruire la piattaforma rivendicativa di uno sciopero che intendono dichiarare nei prossimi giorni per chiedere un aumento dello stipendio. Dietro a noi una squadra di muratori sta costruendo sotto il sole, che gi? verso le 9.30 inizia a scottare, un centro commerciale. Lamine guarda con disprezzo le mura altre tre piani e mormora :”ma non era meglio fare un altro padiglione per alloggiare gli studenti, o dare l’aumento a quei novanta impiegati… invece di costruire un inutile e costoso centro commerciale…?” Non posso che essere perfettamente d?accordo con lui. Ci avviamo all’uscita del campus e alla nostra sinistra troviamo l’ufficio della polizia, dove tutti gli studenti si devono recare per autenticare i documenti di iscrizione o altri documenti universitari.

Lamine si ferma in mezzo alla stradina e mi spiega che durante lo sciopero degli studenti dell’anno scorso, tristemente passato alla storia per l’omicidio di uno studente colpito da un colpo di pistola di un poliziotto (anche se la poderosa commissione d’inchiesta governativa non ? ancora riuscita, dopo tanto tempo e tante indagini, ad incriminare nessuno), una delle piattaforme programmatiche dello sciopero era il potenziamento dell’organico di quell’ufficio di polizia, gestito da due funzionari svogliati in divisa. “Non perch? gli studenti amano i poliziotti?” mi spiega “ma perch? potevi restare in coda anche sei sette ore sotto il sole prima di riuscire ad ottenere il bollo e c’erano studenti che svenivano”. Ora mi indica l’ufficio e scoppia a ridere. L’organico mi conferma ? quello di prima.. per? almeno hanno costruito una tettoia di lamiera ondulata per fare un po’ d’ombra alla met? della coda sterminata di studenti che aspettano pazientemente. Appena usciti dall’universit? ci dirigiamo in un ristorantino dove all’ombra di un albero io e Lamine osserviamo a circa 50 metri di distanza un enorme pannello pubblicitario che in quadricomia mostra l’ultima campagna anti malarica ideata dal ministero della sanit? ed educazione senegalese. Due immagini con due scritte: La zanzara uccide. Uccidi la zanzara. Ci scopriamo intenti nella medesima operazione mentale. Con i soldi occorsi al ministero per tappezzare il Senegal con questa campagna aberrante quante zanzariere si potevano fabbricare e distribuire?

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