Il destino negligente


Mi incontro con Yaya in un quartiere benestante di Dakar, Hlm Grand Medina. Yaya ? originario della Casamance, un trentenne dell’etnia Diola, la pi? numerosa della regione del sud del Senegal. I Diola a Dakar sono i banditi: si dice che gran parte delle milizie indipendentiste della Casamance sono formate da Diola.

Alto un metro e sessanta, smilzo, perennemente vestito con un paio di jeans e camice estremamente colorate, faccio parecchia fatica ad immaginarmelo in tenuta mimetica mentre attacca i villaggi dei collaborazionisti per saccheggiarli per rappresaglia.

Yaya lavora alla Total Gas. Sette ore al giorno per 105 euro al mese. Sul battello “Joola” ha perso due parenti. Sorridendo mi spiega che alla sua famiglia non ? andata male. Conosce un collega che fra parenti, cugini e amici su quel maledetto traghetto ha perso quasi 30 persone. A bruciapelo gli chiedo cosa ne pensa di questa tragedia. Alza gli occhi al cielo, sorride e stringendomi la mano esclama “E’ il destino”. Lo guardo perplesso e quindi aggiunge in fretta “Ma ? anche la negligenza”. Ma non mi sembra molto convinto. Poi mi racconta quello che ormai sanno tutti in tutti gli angoli del mondo. Le stime dei morti.. quanto tempo ci ha messo il traghetto a ribaltarsi.. il cordoglio nazionale.. gli articoli usciti sulla stampa e le immagini passate alla televisione. Ma nella sua descrizione manca qualcosa, una chiave di lettura diversa da quella offerta dai mass media.

Quando omette qualcosa, a Yaya tremano le mani (per il nervoso?) e ora le sue mani ballano ad un ritmo sincopato. Beviamo un po’ d’acqua e a voce bassa mi invita ad andare allo stadio sabato pomeriggio per partecipare alla partita di beneficenza Senegal-Nigeria. L’incasso sar? devoluto ai parenti delle vittime. Lui ci va, perch? bisogna fare qualcosa, mi spiega. Il resto della giornata la passo a parlare con altri amici. L’argomento ? sempre il Joola, ma nessuno parla pi? di destino. Babacar se la prende con il capitano del traghetto, Amadi con i responsabili del porto, Thierno Ba, per non sbagliare, con entrambi. Ma pi? li ascolto accanirsi alla caccia di un presunto responsabile, pi? comprendo il punto di vita di Yaya. Non sar? attendibile ma senz’altro ? pi? consolante pensare che il colpevole della morte di oltre 1000 persone sia il destino, piuttosto che uno o pi? esseri umani. Un destino distratto, negligente.

Questa spiegazione ? la base, credo, della mentalit? africana. L’incapacit? di credere che una o pi? persone siano in grado – pi? o meno intenzionalmente – di uccidere altre persone per soldi o per negligenza. Questo punto di vista stride con tutti i concetti di giustizia o di individuazione dei responsabili con cui sono cresciuto. Mi commuove per? rendermi conto che Yaya nutre per gli altri esseri umani una fiducia sconfinata. D’accordo, in questo caso ? senz?altro mal riposta, ma non posso fare a meno di invidiarlo.

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